Pellegrini nel Medioevo. Camminare per devozione. I pericoli della strada.

aprile 28, 2000

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Il pellegrino è spesso vittima dei conflitti e dei disordini che scuotono la società medioevale. A ciò si aggiunge anche il costante pericolo rappresentato da furfanti e bande di ladroni di strada e il fatto che spesso locandieri, traghettatori e gabellieri perpetrano nei suoi confronti pesanti angherie. Come difendersi da tutto ciò? Viaggiando in gruppo e portando con sé un robusto bastone.

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Per il viaggiatore medioevale i pericoli non erano rappresentati soltanto dalle impervie zone che era costretto a percorrere, ma anche – e soprattutto – da ladri, furfanti e predoni in cui egli poteva imbattersi.

Zone a rischio

Nel 1065, un gruppo di settemila pellegrini tedeschi, guidati dal vescovo Gunter e diretto a Gerusalemme, venne assalito e decimato da una banda di arabi presso Cesarea. Il «pericolo mussulmano» non era presente solo sulle strade d’Oriente: L’abate di Cluny Maiolo, nel 972, mentre scende dal Gran San Bernardo per raggiungere la sua abbazia, è assalito e catturato da «una schiera di perfidi saraceni» che, al pari dei sequestratori odierni, gli impongono una dura prigionia in catene. Si trattava di una banda saracena che aveva la sua roccaforte a Frassineto e che da lì controllava i principali passi alpini. Per il riscatto dell’abate sarà pagata «una immensa quantità di denaro» (SIRIO, Vita di San Maiolo abate di Cluny). Sempre nel X secolo gli Ungari, che nel 924 distrussero Pavia (punto di confluenza degli itinerari provenienti dalle Alpi occidentali verso Roma), non resero certo agevoli le strade della Pianura Padana.

A volte però il pericolo è rappresentato dalle stesse popolazioni locali. La Guida del pellegrino di Santiago (V libro del Codex Calixtinus) non usa mezzi termini per descrivere gli «empi navarri e baschi» che, prima della loro tardiva conversione al cristianesimo, «erano soliti non solo derubare i pellegrini che si dirigevano a Santiago, ma anche cavalcarli come asini e ucciderli». Come si vede i pellegrini rischiavano addirittura di essere ridotti in schiavitù, al rango di animali da soma.

Ladri e malfattori

Bande di malintenzionati erano diffuse ovunque e spesso gravitavano attorno alle antiche strade romane che il pellegrino medioevale era solito riutilizzare. Guglielmo da Vercelli, mentre era diretto a Brindisi per imbarcarsi per la Terra Santa, «fu preso e crudelmente bastonato da alcuni ladroni» presso Oria. In seguito a questa brutta esperienza, il nostro santo pellegrino «riconobbe manifesto che non poteva mandare ad effetto il suo disegno» e, interpretatala quale segno divino, rinunciò al suo pellegrinaggio e si votò alla vita eremitica (Legenda de vita et obitu S. Gulielmi confessore). Spesso è l’«occasione a fare l’uomo ladro»: secondo il Villani (Istorie I) pare che, durante il giubileo del 1350, la metà dei pellegrini diretti a Roma venga aggredita da banditi di strada. Spesso si tratta di bande improvvisate, ma esistono anche bande «specializzate», come i famosi Coquillards, falsari e taglieggiatori internazionali con quartier generale a Digione. Questi Coquillards prendevano sovente di mira i pellegrini (specie quelli ricchi), tanto che scelsero come vessillo proprio la conchiglia, simbolo del pellegrino giacobeo.

Il pellegrino medioevale, non deve guardarsi soltanto dai banditi di strada e dagli stranieri che incontra lungo il cammino, ma dove essere altrettanto attento nei confronti dei compagni di viaggio e di coloro che avrebbero dovuto rendergli più agevole il viaggio, come traghettatori, osti e guardie addette alla riscossioni dei dazi. I falsi pellegrini sono una realtà abbastanza diffusa: si presentano come compagni di viaggio e poi, al momento opportuno e lontano dai centri abitati, diventano aggressivi. Nei Miracula Sancti Eutropii si narra di un pellegrino cieco che viene derubato dai compagni di viaggio, che lo privano del cavallo, dei soldi e del bagaglio e lo abbandonano sul ciglio della strada. Ben più nota (ne esistono diverse versioni) è invece l’avventura capitata ad un giovane, che è in viaggio per Compostela con la sua famiglia. Preso alloggio in una locanda, il ragazzo ha la malaugurata idea di respingere le avances della giovane locandiera o figlia dell’oste. Fuori di sé dalla rabbia per essere stata respinta, la ragazza gli nasconde nel bagaglio, a sua insaputa, una coppa di notevole valore e lo denuncia alle autorità. In seguito al ritrovamento della coppa, il giovane verrà impiccato, ma, grazie all’intervento miracoloso di san Giacomo, scamperà alla morte. Non mancano neppure i pericoli stile Psyco. Ci riferisce Rodolfo il Glabro (Storie dell’anno Mille) che, nella foresta di Châtenet, presso Mâcon (Francia), un tale era solito dare ospitalità ai viandanti per «preparare con le loro carni abominevoli banchetti». Un sopralluogo delle autorità rinverrà nella sua abitazione ben «quarantotto teste di uomini che aveva sgozzato e le cui carni aveva divorato con la sua bocca bestiale».

Angherie

Come abbiamo detto, anche le autorità a volte «taglieggiavano» i pellegrini. É sempre la Guida del pellegrino di Santiago a mettere in guardia contro «malvagi gabellieri», che a Ostabat, presso il passo di Cize – dove tre dei percorsi francesi per San Giacomo si riuniscono per varcare i Pirenei – pretendono un «ingiusto tributo», nonostante i pellegrini siano esentasse. Se qualcuno si rifiuta di pagare «lo colpiscono con dardi e gli strappano il tributo, insultandolo e perquisendolo fin dentro i calzoni». Un altro avvertimento riguarda «barcaioli» che esigono alti pedaggi, «perfino con la forza», e che, dopo aver stracaricato la barca, se questa si capovolge «si rallegrano malignamente […] per le spoglie dei morti di cui si impadroniscono».

I rimedi

Quali sono i possibili rimedi a tutto ciò? Viaggiare in gruppo, magari armati, con persone fidate e conosciute. La tradizione vuole che l’altorilievo del lato destro del Duomo di Fidenza rappresenti appunto un gruppo di pellegrini, unitamente a soldati a cavallo con spada sguainata, in marcia. Il pellegrino di bassa estrazione sociale invece, oltre che sulla compagnia dei suoi pari, non poteva che contare sul suo bastone da viaggio. Pare infatti che la punta ferrata del bordone da pellegrino non fosse solo utile per penetrare il terreno e rendere così più saldo l’appoggio, ma anche come arma impropria, tanto che alla fine del cinquecento Thomas Platter, uno studente di medicina di Basilea, avrà noie alla frontiera spagnola perché in Spagna «no se pue traer baston con hierro» (non si può portare bastone ferrato).

apparso su “La Vita Casalese”, Speciale Giubileo, 28 Maggio 2000, p. 12.

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